Analisi della “Madonna in trono con Bambino”, appartenente al “Pollittico di Pisa”, di Masaccio

Tipico dei personaggi masacceschi è la fisicità della Madonna: essa è messa in particolare e realistica evidenza dal pesante e fortemente chiaroscurato panneggio. Inoltre Maria non è rappresentata con i consueti canoni di giovinezza e leggiadria. Il volto appare infatti stanco e segnato, come se la madre già presagisse il destino del figlio. Masaccio, avendo frequentato Donatello, evidentemente cerca di ispirarsi alla copia del vero. Il Bambino poi è colto nell’atto di mangiare un acino d’uva, allusione al vino, simbolo eucaristico del sangue di Cristo. Questo gesto spontaneo, impensabile prima di Masaggio, mette in luce la natura umana di Gesù. Anche la sua aureola sottostà alla prospettiva, e per questo appare come un massiccio disco metallico dalla forma ellittica.
La prospettiva del massiccio trono è tracciata con estema precisione. La linea di orizzionte, in cui convergono tutte le linee di fuga, coincide con la superficie della seduta. La struttura del trono è innovativa e dimostra l’interesse di Masaccio nei riguardi dell’architettura classica: il seggio infatti ha quasi la conformazione di un edificio monumentale, la predella su cui la vergine appoggia i piedi ricorda i sarcofagi strigilati romani. I rosoni della parte inferiore del trono sono anchessi di eviente derivazione classica.
Originale invece è l’utilizzo di colonnine ornamentali di ordini differenti. Nei fianchi del trono esso ricorre a colonnine composite inalveolate, a loro volta sormontate a da coppie di colonnine composite. Rare colonnine ioniche ornano la spalliera e risultano appena visibili.